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miércoles, 19 de octubre de 2011

SPAGNA, UNA NUOVA COLONIA IN UN MONDO IN FALLIMENTO

 
Autor: Jon Juanma
Traduzione a cura di: Jean Santana
Fonte: http://www.comedonchisciotte.net/
Original:  "España, una nueva colonia en un mundo en quiebra"

Dall’inizio dell’età moderna e del capitalismo mercantile, la Spagna o lo stato spagnolo (1) si sono caratterizzati per avere una doppia funzione nel sistema mondiale, quella di agente colonizzatore e di colonizzato (2).

Ad esempio, ai tempi della colonizzazione brutale dei popoli dell’America Latina, mentre i mercenari, i fuorilegge, i funzionari della chiesa cattolica e gli avventurieri assetati di ricchezze collaboravano principalmente per lo sfruttamento di quei popoli portando enormi quantità di argento alla Monarchia e sottomettendo la popolazione indigena, il popolo spagnolo peninsulare pativa la fame e per la gran parte viveva la più profonda delle miserie (3).

Inoltre, il 90% dei metalli preziosi sottratti ai popoli indigeni americani passavano dai porti spagnoli, ma andavano direttamente nella mani dei banchieri tedeschi (la sapete la storia?), inglesi o italiani, amici intimi di “rispettati” sovrani come Carlo I di Spagna (e V del Sacro Romano Impero Germanico) (4). Il fatto è che, nell’attualità, nei tempi del “capital-imperialismo” (Fontes) o del capitalismo di “accumulazione flessibile” (Harvey), quella doppia natura di colonizzatore e colonizzato del Regno Spagnolo sta pendendo con decisione verso la seconda. E così la Spagna scende nella gerarchia del sistema mondiale capitalista. Nel presente articolo cercherò di spiegare il perché, il significato di questo sprofondamento a corto-medio termine e le possibilità che hanno le persone comuni in questo paese per decidere il futuro in libertà.
Ai giorni nostri il sistema economico mondiale, che punta decisamente verso il precipizio (così come molti di noi), sta avendo notevoli aggiustamenti dei (dis)equilibri internazionali del sistema politico. Ad esempio, nazioni potenti come Stati Uniti o Germania stanno perdendo importanti quote di gestione della plusvalenza mondiale, mentre paesi sovrappopolati come India o Cina si stanno riappropriando di quella parte di ricchezza sociale che gli era stata sottratta, accentuando ancor più la loro attività e la velocità di riconversione del capitale (Denaro-Merce-Denaro). Questo capitale è frutto dello sfruttamento dei lavoratori di tutto il mondo, specialmente di quelli che si trovano sotto il salario minimo mondiale. Questa situazione fa sì che i paesi periferici all’antico centro di accumulazione, come la Spagna, Grecia e Irlanda, o anche del proprio centro del sistema come Regno Unito, Italia e Francia debbano distruggere in modo costante i diritti dei “loro” lavoratori (“vendita sottocosto della forza lavoro”, nei termini marxisti), dato che il bottino imperialista rimasto da spartire per la “loro” manodopera che proviene dal furto internazional-capitalista ai danni dei lavoratori più sfortunati, si è ridotto notevolmente. Nel frattempo i governi fantoccio dei banchieri statunitensi e tedeschi (Obama e Merkel) criticano l’indebitamento ed esigono sacrifici agli stati più deboli in nome dei “mercati” (gli stessi capitalisti che dettan loro le politiche “nazionali” e controllano le agenzie di rating), mentre mantengono i debiti pubblici più alti di tutti i giganti della OCSE (ad eccezione del Giappone) e di gran parte dell’Eurozona (5).
Per conto proprio, le classi dirigenti dalla carta di identità spagnola (6), sussidiarie del settore imperialista mondiale, auspicano che la borghesia straniera più importante conceda loro una percentuale della ripartizione del bottino mondiale dalle zone legate storicamente e culturalmente al Regno, come nel caso della già citata America Latina. Tutto ciò in cambio dell’abbattimento dei costi della manodopera che vive in Spagna (“lascia che io possa vendere e ti sistemo i miei per permettere alla Vostra signoria di sfruttarli meglio”) (7). Così facendo, la riduzione del mercato interno spagnolo (più tagli salariali, meno consumi e posti di lavoro) verrà compensata per questi grandi banchieri-imprenditori “spagnoli” col rafforzamento nei mercati stranieri. Come lo stesso Cristóbal Montoro, coordinatore Economico del Partito Popolare ed ex Ministro delle Finanze (2000/2004), ha affermato di recente in un’intervista (8), anche se con un’accezione radicalmente diversa dalla mia: “Nel 1996 solo il 6% degli investimenti aziendali spagnoli non erano diretti al mercato interno, mentre oggi la percentuale investita all’estero è cresciuta fino a quasi il 47%.” Morale: i grandi banchieri e imprenditori, il governo centrale e il resto dell’élite spagnola che veramente conta, ossia questo l’insieme dei viceré di Stati Uniti e Germania (9) della Penisola (leggasi la maggioranza dell’élite del PP-PSOE e dei suoi accoliti, insieme a una lunga serie di incarichi chiave dello Stato), si trovano tutti d’accordo nel voler distruggere la gran parte della classe lavoratrice spagnola, pur essendo ancora consumatrice. Non importa in questo caso che si tratti di legali o illegali, “nazionali” o residenti. Questi salariati, dapprima componente potenziale del mercato, verranno trasformati in manodopera economica per un commercio destinato sempre più all’esportazione. Vendita esterna a prezzi competitivi che si dirigerà verso altri paesi con maggiori segmenti (quantitativi) di abitanti con potere d’acquisto (Germania, Cina, India, Brasile ecc.). Per raggiungere ciò, i politicastri del sistema approfondiranno il cammino che viene realizzato dal governo di polarizzazione sociale: distruzione delle garanzie per il lavoro, affossamento definitivo dei sindacati riformisti dell’era keynesiana-fordista (UGT e CCOO, 1945/1973 rispettivamente), diminuzione delle imposte sui redditi da capitale, privatizzazione di tutte le istituzioni pubbliche che possano servire a ridistribuire la ricchezza o a garantire diritti civili, eccetera. Questa attività di rapida esecuzione viene ora esercitata dal PSOE, ma tra breve verrà proseguita dal PP, entrambi poli diversamente colorati dello stesso rullo capitalista.
Sebbene, nella partita internazionale della ripartizione del mondo, a gran parte del popolo spagnolo siano toccate carte davvero cattive, i popolo dei paesi “emergenti” come Brasile, Cina o India, non ne hanno proprio e neppure ne avrebbero anche se si riunissero. Non si potrà semplicemente rigirare la frittata e far sì che il malfamato “Sud” passi ad essere il “Nord”. Sarà molto di più e ancora peggio. Secondo l’analista Minchi Li (10), il decollo di Cina e India per giungere al ruolo di potenze primarie potrebbe portare contraddizioni irrisolvibili al sistema nel suo insieme, e ciò influirebbe sulle classi popolari di questi paesi in ascesa. Con i loro smisurati abitanti (quasi il 40% del totale mondiale), seguendo un modello capitalista di consumo, questi giganti asiatici produrranno un cambio nel predominio capitalista che potrebbe significare l’accentuazione fino all’asfissia delle contraddizioni inerenti il sistema, quelle che Marx/Engels già pronosticarono come insuperabili a lungo termine (per noi spagnoli, corto-medio termine). Perché? Perché i limiti ecologici-materiali della Terra, la produzione capitalista e i numeri in calo per la ripartizione della tassa di plusvalore mondiale non sono più sufficienti. Serva da esempio avvertire che, se la maggioranza della popolazione di Cina e India dovesse raggiungere un consumo simile a quello degli Stati Uniti o qualunque altra zona “ricca” europea o asiatica, gran parte del resto del mondo rimarrebbe direttamente al buio, senza acqua e con una carenza strutturale di cibo (11). E questo è solo un punto dei vari limiti dell’economia reale e del mondo tangibile, dove il capitalismo di finzione si sviluppa a costo di distruggere il suolo sul quale cammina (credendo di levitare). Questo scenario di incubo, ovviamente, lo abbiamo pronosticato in base alle regole della produzione e della distribuzione capitalista. Qualcun altro potrebbe dire di poter rimpiazzare il sistema con uno davvero democratico dove la ricchezza sia posseduta e gestita collettivamente (socialismo democratico).
È talmente sfacciato tutto questo scenario dantesco che il senso comune di molta gente, che fino a ieri si considerava “apolitica”, si trasforma nel “buon senso” gramsciano, riuscendo così a capire quali siano i principali nemici delle masse (le banche, il capitale finanziario, i politici piegati ai loro dettami, ecc.). E sebbene rimanga ancora una lunga strada da percorrere affinché la maggioranza dei lavoratori comprenda le connessioni economico-politico-culturali essenziali della totalità sistemica (Lukacs) e che riesca a proporre alternative con probabilità storiche di successo, la conoscenza nelle strade, nei luoghi di lavoro e di studio converge e si vede un’accelerazione.
La soluzione a tutto questo pastrocchio, a questo scenario di disperazione brutale (12), è in un certo modo semplice, dal punto di vista teorico; e da un altro drammatica, dal quello pratico. La soluzione è rapida da formulare: la rivoluzione mondiale combinata della maggioranza delle classi popolari in tutto il sistema internazionale. Una rivoluzione che installi un sistema realmente democratico di gestione collettiva delle risorse che permetta sviluppare un mondo in pace, rispetto e libertà. Quanto più internazionale e sincronica sarà questa rivoluzione, quanti più popoli del mondo l’asseconderanno allo stesso tempo, tante più probabilità di successo avrà per distruggere il capitalismo e sostituirlo con un sistema politico-economico basato nella giustizia e la solidarietà, che collochi all’essere umano come perno della sua organizzazione, produzione e mantenimento. Il dramma della pratica giungerà dai grandi sacrifici che saranno imposti a non pochi individui delle classi popolari per poter conseguire questo fine, dato che l’oligarchia capitalista internazionale non rimarrà con le mani in mano vedendo arrivare quelli che vogliono “toglierle” quello che considera “suo” (“l’espropriazione degli espropriatori”). Purtroppo, come il passato e il presente dimostrano, è certo che questa casta dirigente fetida, prima di sparire dalla Storia, lascerà morti, feriti e carestie diffuse in tutto il mondo. Allora… qualche altra possibilità? Qualcosa di meno utopico? Di più semplice? Si, senz’altro, molto più semplice: rimanere con le braccia incrociate aspettando che un bel giorno vengano a tagliarci la testa. Ma sempre con le buone maniere e appellandosi ai sacrifici da fare per lo “spirito nazionale”. Aspettando, con pazienza e rassegnazione, che continuino a falciare il futuro del nostro domani e dei nostri figli, sacrificando tutti i nostri diritti in nome dei loro privati benefici nella corsa impossibile contro i ritorni decrescenti nei profitti (13). Sperando che la tormenta non sia così cattiva, in attesa che “QUESTO VENGA SISTEMATO” (Da chi? Dallo spirito santo o dagli stessi che ci hanno gettato nel fosso?) Aspettando, in definitiva, che torni un passato che mai potrà arrivare per impossibilità materiale. Però, è chiaro, e sarebbe ipocrita non ammetterlo, che non esiste soluzione più facile: quella di scappare. Emigrare come uscita d’emergenza. Ma chi emigra per fuga e non per amore (per gli altri, per il suo lavoro o per le altre terre) si ritroverà con un destino fatale, dove tornerà a incontrarsi con un’Idra dalle mille teste. Come si può scappare da qualcosa che è onnipresente come il capitalismo? Naturalmente, si possono trovare zone di minore insicurezza personale transitoria, ma alla fine scontrarsi con questo sistema dalle molteplici forme, in questo momento storico, ci sembra praticamente inevitabile.
Conclusione: è suonata la sveglia della Storia. È finita l’ora dell’attesa, è tempo di agire. E il 15 di ottobre (14) è una buona data per dar forza alla nostra lotta mondiale e per sviluppare la nostra rivoluzione basata sul pacifismo e il calore dei popoli che formano l’umanità. Fatevi forza, animo, coraggio e molta solidarietà. La storia spira a nostro favore e gli uccelli della vita e della morte, con il loro asimmetrico canto mattutino, stanno già svegliando gli addormentati.
Ci vediamo nelle strade.
* Jon Juanma è lo pseudonimo artistico/attivista di Jon E. Illescas Martinez.
Note:
1. Così come non c’è un paese riconosciuto a livello internazionale dalla maggioranza degli altri paesi che non sia uno Stato, allo stesso modo che non c’è un capitalista senza capitale, né un imprenditore senza un’azienda. Le “nazioni” esistenti sono entità criticabili da un punto di vista ideologico-culturale o per il futuro politico (prossimo o lontano), ma non nel momento presente. Eppure, anche se questo non è il luogo adatto per riparlarne, mi vedo obbligato a chiarire che scrivere “Spagna” o “Stato spagnolo” è la stessa cosa, sempre che il primo non si confonda con il concetto di nazione, che ritengo sia soprattutto un’entità “antropologica”, sociologica ed economica in rapida via di sparizione, oggi più che mai, data la mondializzazione degli scambi generati dall’uomo (culturali, economici, genetici, eccetera). Questo concetto di nazione ha una connotazione metafisica inammissibile per le scienze sociali e per una comprensione materialistica e storica del mondo, sia dei nazionalismi egemoni che di quelli periferici. Un lavoratore spagnolo ha una cultura e un livello di vita molto più simile a quella di un lavoratore brasiliano o polacco che a quella di un magnate spagnolo. Questa è una delle parti “buone” del capitalismo: che libera gli individui delle classi popolari dal rincretinimento delle comunità/sette autarchiche, con le sue regole mistiche e i suoi vassallaggi ereditari, mentre con la figura del salariato universale rafforza l’agente che lo distruggerà e potrà costruire l’unione armonica dell’umanità in una società che provocherà la liberazione di tutta la sua creatività e della ricchezza storica accumulata verso le manifestazioni più preziose.
2. Basandoci nella quarta accezione dell’Accademia Reale Spagnola, “4. f. “Territorio dominato e amministrato da una potenza straniera”.
3. Frank, André Gunder (1985): L’accumulazione mondiale (1492-1789), Siglo XXI: Madrid (1979). Testimonianze di questa povertà si possono rintracciare facilmente nella letteratura del “Secolo d’Oro” spagnolo nelle opere che ritraggono questa situazione, come “La vida del Buscón” (1626) di Francisco de Quevedo o “Guzmán de Alfarache” di Mateo Alemán (1599).
4. Si può consultare nel citato libro di Frank.
5. Debito pubblico in relazione al PIL di: Giappone (233%), Stati Uniti (98-100%), Germania (83,2%), Spagna (65%) e Romania (40%). Dati, rispettivamente da: EU y Japón, de los más endeudados (26.09.2011), A los pobres les gusta gravar a los ricos menos de lo que se cree (12.09.2011), Deuda pública de Alemania bate récord en 2010 (13.04.2011), La deuda pública de España alcanza el 65% del PIB, 20 puntos menos que la media europea (17.09.2011) e Rumanía: Red de Oficinas Económicas y Comerciales de España en el Exterior.
6. DNI (Documento Nazionale di Identità, l’identificazione nel Regno di Spagna).
7. Questo, inutile dirlo, esclude quello che rimane della borghesia spagnola dalle posizioni di guida nel futuro, a causa dell’indebolimento della base produttiva e per tanto del suo potere. Anche se nel periodo capitalista attuale le borghesie più importanti hanno sempre meno sentimenti “nazionali”, sono comunque gerarchiche (del tipo “i miei schiavi”) nei propri paesi. Questo é dovuto alla mescolanza del capitale per l’organizzazione e quello che è invece determinante. La sinergia capitalista supera il potere dirigente della propria borghesia e Frankenstein (il Capitale) minaccia di ribaltare il tavolo di gioco. Naturalmente, non rimarranno quieti e preferiranno la fine capitalismo a quella delle classi sociali.
8. Intervista pubblicata in ABC il giorno 19 di settembre dell’anno in corso.
9. Senza interrompere la rappresentanza parziale di altri paesi e/o flussi di capitali d’influenza politica più moderata come Cina o certe dittature di paesi arabi petroliferi. 10. Li, Minqi (2008): The Rise of China and the Demise of the Capitalist Worl Economy. Monthly Review Press: New York.
11. A questo proposito, oltre al citare i dati di consumo energetico evidenziati nell’opera anteriore di Minqi Li, vale la pena ripetere che, secondo il Global Footprint Network, avremo bisogno di cinque pianeti se tutti i paesi continuassero il ritmo di consumo degli USA (Cina e India ne formano quasi la metà, quindi avremmo bisogno di più di due). I dati sono stati estratti dall’articolo di Carlos Fernandez Liria “¿Quién cabe en el mundo?pubblicato nella versione web di Publico il 22 gennaio 2008.
12. In Romania, uno dei paesi meno indebitati dell’Eurozona, il governo di destra ha ridotto il salario dei funzionari del 25%, ha tagliato la spesa pubblica destinata alle malattie croniche e un’altra serie di tagli per le classi popolari ha provocato un aumento allarmante di suicidi, alcuni con un messaggio politico manifesto.
13. Marx, Karl (2007): Il capitale, Akal: Madrid [1867]. (Tomo III, Capitolo XXIII, punto 2 (p. 80) e Tomo III, Capitolo XXIV, punto 7 (p.255). Si puó vedere una rapida introduzione nella rubrica di Nodo 50.orgEl capital y la plusvalía”.
14. Il 15 ottobre avrà luogo la mobilitazione mondiale degli “indignados” di tutto il mondo per un cambio globale contro l’alleanza tra l’élite finanziaria e politica contro i popoli e la perdita di diritti sociali. Vedi: http://www.democraciarealya.es/15o/ (2011/09/30) o in inglese in: http://15october.net/ (2011/09/30).
********************************************** Fonte: España, una nueva colonia en un mundo en quiebra
02.10.2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di JEAN SANTANA

miércoles, 11 de mayo de 2011

¿Qué es la democracia multidireccional?




Autor: Jon Juanma *


La democracia multidireccional es un sistema de toma de decisiones radicalmente democrático que permite la consulta y el debate en todas direcciones dentro de una determinada organización político o social.


Se basa, conceptualmente, en la constatación que el ejercicio de poder no es una cuestión únicamente bidireccional sino tridimensional. El poder entendido como una esfera de 360º en donde todos nos encontramos en algún punto, situándose en el núcleo la mayor concentración del mismo y en donde todos nos condicionamos tridimensionalmente, no sólo de A a B, sino de A a B, de B a A (con diferente intensidad) y todos ellos influidos a su vez por C, D, E, etc.

Nadie está exento de poder ni nadie tiene tampoco el poder absoluto, aunque varíen mucho las proporciones.


Este sistema democrático tiende a redistribuir la capacidad de ejercer poder, entendido no como una propiedad estática sino como una capacidad dinámica, una dialéctica tridimensional y permanente.


La democracia multidireccional hace que cualquier miembro, sea cual sea su ubicación dentro de la esfera de poder, pueda efectuar métodos de control y ejercicio de poder respecto a los otros miembros (sin importar si están ubicados más cerca del núcleo o hallados más próximos a la periferia). Cada miembro ejerce la democracia multidireccional con su voto. Ésta, debido a la exigencia del flujo tridimensional de la información, ira igualando paulatinamente las asimetrías en el ejercicio del poder heredadas en base a la ubicación social, la herencia cultural y/o biológica de un determinado individuo dentro del sistema socioeconómico (aunque tendrá que ser acompañada de cambios radicales en la estructura del mismo). Con este tipo de democracia de base no hay ninguna dirección, ninguna altitud, latitud o angulación donde el militante no pueda apuntar y demandar explicaciones o coparticipar en la toma de decisiones. No hay ningún terreno vedado y quedan proscritas las actas secretas.


Este sistema de gestión del poder radica en la premisa según la cual cada uno de los miembros de la organización vale lo mismo que el resto, sin importar cargo o jerarquía. La opinión (y el voto) del coordinador general vale lo mismo que la del militante de base y tanto el uno como el otro tienen acceso a la misma información dentro de la organización, lo que es igual a decir toda la información. La ocultación consciente de cualquier dato al resto de miembros, es considerada una traición a los principios del sistema y los cargos superiores pueden ser revocados por la base, en todo momento, como en La Commune de 1871. La única frontera a cruzar es ser aceptado miembro de la organización.


En la ciudad mediterránea de Orihuela, que viera nacer al poeta revolucionario Miguel Hernández, se ha producido la primera experiencia conscientemente conceptualizada de este método democrático de proyección socialista. La trayectoria organizativa de los últimos años del colectivo político-social de Izquierda Unida Orihuela es prueba viva de este sistema democrático y ha alcanzado su cénit en el trabajo desarrollado en el contexto de las elecciones municipales de 2011.


El colectivo de IU Orihuela por ejemplo, cree firmemente que es necesario practicar/concretar lo que se predica antes de la toma del poder institucional. “Se hace camino al andar” decía Antonio Machado , pero también nos construimos nosotros mismos durante el mismo: al encontrarnos piedras que dificultan la senda y nos piden nuevas soluciones, al acompañar los paisajes que inundan nuestros ojos o respirar el aire que nos encuentra a cada paso. Sabemos que unos medios alejados de los fines, nos separan del horizonte que nos guía. Estaríamos hablando de equivocar el camino, de hacer lo contrario de lo que se pretende cumplir. La contradicción entre decir y hacer de la que hablaba Marx. Por ese motivo afirmamos que sí importan los medios a la hora de conseguir los fines, porque están unidos por una dialéctica continua: rechazamos cualquier atajo sugerido al Príncipe por Niccolò Machiavelli o al Emperador por Sun Tzu (孙子),ejemplificado en la máxima del real politik al uso que reza convencido que en la guerra y en la política, como según dicen en el amor, “los fines justifican los medios”. Los medios son el alimento con el que llegamos a los fines, de ahí la radical importancia de mantener una “dieta sana” si queremos arribar a buen puerto. Por eso nuestro medio no puede ser otro que la democracia, y sus dificultades derivadas, como decía Alfred E. Smith, las solucionaremos con “más democracia”.


Entendemos que la diferencia entre el poder que unos militantes de base ya poseen por el mero hecho de estar (re) unidos para un mismo propósito, y el poder que tendrían con recursos institucionales-estatales es más cuantitativo que cualitativo (sin olvidar el segundo tipo). La lucha contra los esquemas capitalistas se produce desde las pequeñas cuotas de poder, se entrena trabajando contra las sinergias del sistema capitalista desde los pequeños espacios, las pequeñas trincheras, para luego estar preparados para enfrentarse en los grandes espacios de decisión y coerción (aparatos nucleares del Estado). Por poner un ejemplo sencillo: entendemos que no hay ningún atleta que pase de correr 5 km de distancia a 50 km por arte de magia. Se requiere de un duro entrenamiento para ello. Sería vergonzoso aquel deportista que prometiera dejar de comer en el McDonalds y comenzar a ejercitarse sólo después de haber ganado la medalla olímpica. Del mismo modo resulta absolutamente patético oír a aquellos revolucionarios de salón (o chiringuito) que afirman instaurarán el socialismo “después de la revolución”. El socialismo, o nos ejercitamos a cultivarlo en cada espacio de poder que tengamos desde ya, o no lo tendremos nunca.


Personalmente entiendo que, en nuestros días, la democracia multidireccional es el único sistema que puede garantizar la superación del capitalismo y la gestión democrática de los recursos en una futura sociedad socialista.


Es por ello que desde IU Orihuela se decidió, pese a las dificultades derivadas, la utilización de software libre para la creación de todo el material comunicacional o se quiso que el cartel clásico del candidato a la alcaldía fuera substituido por uno grupal, para de este modo no repetir los patrones verticalistas/personalistas que tanto interesan al capitalismo y tantísimo daño han hecho en los procesos revolucionarios a lo largo de la historia reciente. Además, aprovechando las nuevas tecnologías, con Internet a la cabeza , en comunión con las clásicas asambleas in situ, la totalidad de la información fluctúa entre todos los militantes y hasta la decisión más pequeña puede verse sometida a votación por la voluntad manifiesta de uno solo de sus miembros. Todo ha sido y es realizado conjuntamente mediante la democracia multidireccional: cada noticia, artículo redactado, el programa municipal, el vídeo y la cartelería electorales, la política comunicacional, la gestión de los recursos mobiliarios y económicos, etc. Todo.


Por supuesto, en cada sección de trabajo hay uno o varios responsables, asignados por la Asamblea, para no dificultar la operatividad y no extender en demasía los tiempos de ejecución (lo cual criticaban Marx y Engels a los anarquistas). Sin embargo, al estar todo en disposición de ser votado, no hay ninguna decisión de los responsables que sea contraria a la voluntad de la mayoría de los militantes de base. Y si ésta se produjese por falta de tiempo, la Asamblea podría revocarla en muy corto plazo. La periodicidad de las Asambleas es frecuente y maleable dependiendo de las votaciones realizadas por medio de la Red, que tienen en determinadas asuntos carácter vinculante.


En mi opinión, la democracia multidireccional sería auténticamente revolucionaria dentro de los sindicatos y los partidos clásicos de izquierda (en especial los comunistas), para de este modo evitar la burocratización/verticalización en la toma de decisiones y por ende, la facilidad de ser corruptibles a los intereses de los capitalistas o cualquier otra clase y/o facción de la élite del bloque social dominante. Por eso animo a todos los militantes anticapitalistas, socialistas y/o comunistas que se atrevan a utilizarla. Sin miedos ni excusas eximidoras de responsabilidades individuales o esquivos a la necesaria batalla contra “nuestro yo capitalista” que siempre espera latente, al acecho. Como decía Lenin, “la revolución empieza por casa”, y no tenemos casa más cercana que nuestra propia organicidad, nuestro cuerpo.


La democracia multidireccional es por tanto una evolución de los métodos asamblearios primitivos, de la democracia directa esclavista, de la censitaria del capitalismo incipiente, de la representativa burguesa y sobre todo, por proximidad ideológica en nuestra lucha por el socialismo, del centralismo democrático leninista. Pese a sus buenas intenciones teóricas de fluctuación de la información de “abajo a arriba y de arriba a abajo”, éste último método causó mucho daño al movimiento revolucionario mundial debido a la asimetría, de facto, en el flujo y extensión de la información que manejaban el directorio dirigente respecto a los militantes de base (actas secretas, políticas cocinadas entre bambalinas, traiciones cortesanas, ninguneamiento del militante de base, democracia indirecta controlada por una pretendida aristocracia revolucionaria, marginación de las periferias del partido, etc).


Por supuesto, a la democracia multidireccional le queda un largo camino que recorrer, grandes desafíos por enfrentar y mucho por mejorar, entre otras cosas el seguir profundizando en su práctica y concienciar a sus usuarios para no despistarnos retomando las viejas sinergias capitalistas. No en vano, el colectivo de Orihuela es parte de un partido de izquierdas con muchas costumbres y vicios propios de la sinergia capitalista en tanto partido (Izquierda Unida) con implantación en las instituciones , las cuales frecuentemente acaban modelando a los activistas más honrados en lugar de ocurrir al revés como desearíamos. No es sino la absorbente frontera entre reformismo y revolución que tiende a magnetizar ambas partes subsumiéndolas en una misma esfera de poder interestatal de difícil escapatoria en estos tiempos de millonarias capitalizaciones instantáneas. Hay que estar permanentemente en guardia porque nadar contracorriente siempre es más costoso que hacerlo con el viento a favor. Es necesario que los militantes de base tengan con la democracia multidireccional la posibilidad de controlar a sus representantes en las instituciones burguesas, pero primero de todo es necesario que entiendan esa necesidad de control.


¿Pero qué duda cabe que la victoria parcial y toda la experiencia del colectivo de IU Orihuela con la democracia multidireccional demuestran que con el desarrollo actual de las fuerzas productivas, es de sobra posible y necesario extender esta práctica? Sólo nos falta la voluntad y la determinación necesaria para saber que no es un sueño utópico, sino una realidad latente que nos demoramos en reconocer y nos espera ansiosa para llevarnos al camino de la libertad, la igualdad y la felicidad compartida.


Para entender esta necesidad hace falta conocimiento y la forma de conseguirlo es estudiando, racionalizando las experiencias, extrayendo conclusiones con autocrítica, etc. Muchas veces los activistas se centran en el trabajo directo olvidándose de la reflexión, lo cual es un gran fallo porque sólo se puede amar y defender lo que se (re) conoce. No conceptualizar la experiencia vivida con altas dosis de autocrítica nos puede llevar a repetir los errores en una espiral infinita.


No es ninguna utopía pensar en un futuro con sabor a presente donde creemos sistemas de votaciones a modo de cajeros automáticos en todas nuestras ciudades. Cajeros que ya no serán el sistema circulatorio de un sistema de robo legalizado como el capitalista sino el de un sistema de vida y fruición colectiva. Donde el pueblo se vea convocado con una periodicidad impensable actualmente (¿mensual, quincenal?) para votar por un conjunto de medidas propuestas por los partidos políticos u otras organizaciones ciudadanas a partir de un número determinado de firmas a través de: tanto la convocatoria popular como la representatividad institucional. Cada ciudadano tendría su código identificador y se garantizarían la confidencialidad y la competencia del sistema informático como ya sucede en algunos países donde el voto es electrónico. Cada persona tendría sobre la pantalla las propuestas de los diferentes partidos políticos u organizaciones ciudadanas (explicadas y documentadas por los mismos) y podría votar las que deseara.


Eso sí sería un gobierno democrático y no los miles de días de dictadura salpicados de mediocracia cada 4 años que padecemos actualmente. El voto sería secreto y por sufragio universal directo sin leyes electorales deformadoras de la voluntad popular. Un ciudadano, un voto; un ciudadano, un coprotagonista de la voluntad popular: siervo y señor del futuro de todos.


Creemos que sólo hay un camino posible para acabar con este sistema interestatal genocida, opresor y embrutecedor en el que vivimos, llamado capitalismo: caminar hacia el socialismo internacional. Pero sabemos que sólo se podrá llegar a él con una energía ecológica, poderosa y virtuosa como es la democracia más extensa posible, en este momento histórico: la democracia multidireccional.


Respetamos y entendemos las diferentes realidades históricas y geográficas. Nosotros indudablemente hablamos desde la nuestra y sabemos que la democracia multidireccional es sólo una parte de la revolución internacional. Pero creemos firmemente que es la sección constituyente del armazón imprescindible para lograrla, mantenerla y superarla.



* Jon Juanma es el seudónimo de Jon E. Illescas Martínez.

Blog: http://jonjuanma.blogspot.com/

Correo: jonjuanma@gmail.com


Este artículo fue finalizado el 11 de mayo de 2011.


Dedicatoria:


Quiero agradecer a todxs y cada unx de lxs compañerxs de IU Orihuela, nuevxs y antiguxs, que han ido acompañando con sus principios este sistema de funcionamiento democrático. A lxs actuales Manolo, Carmen, Loles, Dámaris, Lucía, Clara, Álvaro, Juan y todxs los demás, les doy las gracias de corazón. Pero además, quiero reseñar muy especialmente mi reconocimiento y gratitud a mis clásicos compañeros de viaje: Carlos Andrés Navarro Selma, Carlos Bernabé Martínez, Abilio Vaillo, Jaime Casanova, Francisca Ruíz y Carlos Navarro Padre, sin cuyo trabajo, disposición, solidaridad, humildad y valores democráticos, hubiera sido imposible haber disfrutado de esta experiencia multidireccional en IU Orihuela. De todxs he aprendido mucho y de cada unx de ellxs algo, siempre importante. Han sido numerosas asambleas, reuniones y trabajo duro, pero sin duda han merecido la pena.


Blog de IU Orihuela: http://izquierdaunidaorihuela.blogspot.com/

sábado, 19 de marzo de 2011

NO A LA GUERRA EN LIBIA


NO A LA GUERRA IMPERIALISTA EN LIBIA, NO AL RÉGIMEN Y LA REPRESIÓN DE GADAFFI

A FAVOR DE LA PAZ Y UNA SOLUCIÓN DIALOGADA DEL CONFLICTO ENTRE LADRONES, QUE NO SEAN LOS PUEBLOS QUIENES LO PAGUEN



El capitalismo necesita eliminar medios de producción y mercancías y que mejor manera que hacerlo que con una guerra (eliminan misiles, tanques, aviones y por supuesto fuerza de trabajo (personas)). Intentan mejorar los márgenes de precios con los que trabajaban sus empresas petroleras en suelo libio. Por eso la intervención de los mafiosos de la OTAN.

Por supuesto, Gadaffi no es un revolucionario ni alguien a quien merezca la pena defender desde la izquierda, después de haber llegado a acuerdos con el imperialismo, haber financiado la campaña del derechista Sarkozy en Francia, y haber ayudado a la represión fascista contra los inmigrantes africanos que intentaban llegar a Europa en connivencia con la UE, entre otros muchos "méritos"; pero desde los pueblos debemos oponernos a las guerras imperialistas donde se bombardean territorios repletos de civiles.

¡¡NO A LA GUERRA, SÍ A LA PAZ!!

¡¡CONTRA LOS DÉSPOTAS DE ÁFRICA Y EUROPA!! ¡¡Por la revolución democrática de los pueblos!! ¡¡Acabemos con los tiranos de aquí y de allí!!

NO A LA GUERRA IMPERIALISTA DE LA OTAN, NO A LA REPRESIÓN DE LOS PUEBLOS AFRICANOS.

LUCHEMOS POR EL SOCIALISMO, desde el corazón, pasando por la mente hasta llegar a la fuerza de los hechos. Se nos acaba el tiempo y tenemos mucho que hacer...

¡Adelante, rebelión contra las élites que oprimen a los pueblos del mundo!

martes, 14 de diciembre de 2010

Apoyo total a Wikileaks y a Julian Assange




Apoyo total a Wikileaks y a su punta de lanza, Julian Assange, contra los gobiernos fascistas y/o míseros de todo el mundo. Por la libertad de Julian y la libertad de expresión. Por la construcción de un mundo socialista, basado en la democracia radical de lxs trabajadorxs y la resolución pacífica de los conflictos.

Enlace con los "espejos" de Wikileaks, dado que la página clásica ha sido recientemente tumbada: http://www.wikileaks.de/mirrors.html

Enlace a formas de apoyar el excelente trabajo de Wikileaks: http://www.wikileaks.de/support.html

Enlace a la página de apoyo por la libertad de Julian: http://freeassange.org/

Por la libertad,

contra el fascismo del Capital y los gobiernos miserables, a favor de la valentía de unos demócratas auténticos y disidentes como todo el equipo y colaboradores de Wikileaks.

¡No dejemos que nos sigan aplastando!

sábado, 9 de mayo de 2009

Frente a frente las propuestas de los principales partidos de la izquierda estatal para las elecciones europeas (IU, II, IA y PCPE)

IZQUIERDA UNIDA...


Web: http://www.izquierda-unida.es/


POR UNA EUROPA DEL EMPLEO CON DERECHOS Y POR LA MEJORA
DE LAS CONDICIONES DE VIDA DE TRABAJADOR@S Y PUEBLOS
. Por el aumento del valor de los salarios, a saber el salario mínimo nacional, por la
protección social, por las subvenciones al desempleo, los planes de jubilación y las
pensiones, por una justa distribución de la renta, contra el endeudamiento familiar cada
vez mayor y por un estímulo al desarrollo y a la educación sociales y económicos;
. Por el rechazo de la propuesta de directiva sobre la jornada laboral, por el fin de la
liberalización del mercado del trabajo, por la creación y promoción del empleo con
derechos, y por una política de primer empleo, basada en el desarrollo de la actividad
económica; el estímulo del empleo público donde sea necesario; la supresión del trabajo
precario, y la reducción de la jornada laboral sin pérdidas salariales.
. Por el refuerzo de los servicios públicos y por la inversión pública en infraestructuras
sociales que garanticen la vivienda digna, la salud, la educación y la seguridad social para
tod@s.
. Por la revocación de los procesos de liberalización y privatización, por un mayor papel
de los servicios públicos en sectores y áreas estratégicos, a saber en el sector financiero,
la energía, las comunicaciones y los transportes, desarrollando, de conformidad con las
necesidades, una cooperación a nivel europeo; por la promoción de la inversión pública
en investigación.
POR UNA EUROPA DE PROGRESOS ECONÓMICOS Y SOCIALES
. Por la defensa de los sectores productivos y el empleo, en concreto aquéllos que son
más vulnerables a la crisis y los que tienen potencial para un desarrollo ecológicamente
y económicamente sostenible, reformando profundamente la política agrícola común y
la pesca, asegurando la seguridad alimentaria y la soberanía de cada país, promoviendo
proyectos públicos y apoyando empresas micro, pequeñas y medianas, cooperativas, y
las corporaciones locales; concentrando los fondos comunitarios en esta dirección y
corrigiendo las asimetrías regionales;
. Por las medidas de defensa contra las exportaciones agresivas o el dumping, reclamando
cláusulas de salvaguardia, si es necesario;
Llamamiento común para las Elecciones Europeas – Abril 2009 Página 3 de 6
. Por la ejecución de medidas que paren la deslocalización de empresas, condicionando
las ayudas comunitarias al cumplimiento de obligaciones, tales como la protección del
empleo y el desarrollo local;
. Por una nueva política de crédito que responda a la situación de las familias en deuda, y
a la de las pequeñas empresas en dificultades por la estrangulación del mercado interior
y de los altos precios de los factores productivos;
. Por un control político y una democratización del Banco Central Europeo que revise
profundamente las políticas monetarias de modo que favorezcan el desarrollo
sostenible; por la suspensión inmediata del Pacto de Estabilidad y la revisión de la
Estrategia de Lisboa, reemplazándolos por un Pacto Social por el Progreso y el Empleo;
por el derecho de los Estados miembros a regular las subida de precios especialmente
de los bienes y productos básicos.
. Por el fin de los paraísos fiscales y de la libre circulación no regulada del capital; por una
oposición a ello, y por el establecimiento de una tasa sobre el movimiento especulativo
de capital;
. Por el uso del presupuesto comunitario que, dada la contribución justa de cada país
basada en su renta nacional bruta, dé prioridad a políticas de convergencia real, basadas
en el progreso social, y la salvaguardia y promoción del potencial de cada país, el uso
sostenible de recursos naturales y la protección del medio ambiente;
POR UNA EUROPA CON DEMOCRACIA, DERECHOS E IGUALDAD,
CONTRA TODO TIPO DE DISCRIMINACIÓN
. Por el respeto de la voluntad de los pueblos y la promoción de los derechos de la
ciudadanía, por el control de las decisiones Comunitarias a través de la participación
democrática y de un papel más fuerte de los Parlamentos nacionales y del Parlamento
Europeo;
. Por el derecho de control del uso de fondos públicos, de la gestión de los grupos
económicos, incluidas las sociedades multinacionales, y de los planes de despido por los
empleados, los representantes de éstos y las organizaciones sociales. Esto es solamente
posible democratizando los procesos en los lugares de trabajo, en las regiones, y a nivel
nacional y europeo.
. Por el respeto de los derechos de l@s ciudadan@s, las libertades y las garantías y por el
rechazo firme de las políticas y las medidas "de Seguridad" que los amenazan o recortan
bajo el pretexto de la lucha contra el terrorismo; la lucha contra el terrorismo no
significa promover la guerra y recortar la libertad o los derechos civiles y humanos, sino
aumentar la democracia y la justicia social;
. Por la armonización al alza de las normas y la legislación sociales y la aplicación legal del
principio de no regresión;
. Por la igualdad real de género en el trabajo, que empieza por la igualdad de salario para
el mismo trabajo en todas las esferas de la sociedad.
. Por la protección contra la discriminación basada en la orientación sexual;
. Por la protección y la promoción de los derechos infantiles y de la juventud; contra el
trabajo infantil;
Llamamiento común para las Elecciones Europeas – Abril 2009 Página 4 de 6
. Por la protección y la promoción de los derechos de las personas con minusvalía;
. Por el respeto y la aplicación de derechos de los emigrantes y los refugiados,
particularmente dentro del marco del derecho al empleo, el derecho a la educación y el
acceso a servicios sanitarios, que requiere el rechazo de una Europa‐fortaleza, represiva
y explotadora, y de sus mecanismos tales como la "Directiva Retorno";
. Por el respeto de los derechos de las minorías;
. Por el combate de todas las formas de racismo y xenofobia, sexismo, homofobia,
neofascismo, chauvinismo, nacionalismo, anticomunismo y contra todas las formas de
intolerancia o de prácticas autoritarias y antidemocráticas;
. Por el respeto de la diversidad y la identidad culturales y la garantía del acceso todo el
mundo a la cultura, promoviéndola en una perspectiva de franqueza, cooperación e
igualdad entre pueblos;
. Por la cooperación en la prevención y la lucha contra la delincuencia organizada, el
tráfico de armas, el comercio de drogas y el blanqueo de dinero, contra las redes
internacionales de tráfico económico y financiero, de prostitución y tráfico humano;
POR UNA EUROPA QUE PROMUEVA LA PAZ Y LA SOLIDARIDAD CON
TODOS LOS PUEBLOS DEL MUNDO
. Por el respeto del derecho internacional, la Carta de Naciones Unidas, los principios de
soberanía y no injerencia, el derecho de los pueblos a la autodeterminación y a la
independencia, la resolución pacífica de conflictos internacionales; por el respeto de la
soberanía y la integridad territorial de los Estados y contra el reconocimiento de la
autoproclamada independencia de la provincia serbia de Kosovo.
. Por el rechazo de la militarización de la Unión Europea, dentro o fuera del marco de la
OTAN, contra la expansión de la OTAN hacia Europa del Este y los Balcanes; por la
disolución de todos bloques político‐militares, por el desarme, la prohibición de la
fabricación o del uso de armas nucleares y otras armas de destrucción masiva,
promoviendo su desmantelamiento completo, por el relanzamiento de negociaciones
sobre el desarme; por la aplicación estricta del Tratado de No Proliferación, así como la
reducción progresiva y negociada de los arsenales convencionales y del gasto militar;
. Por el rechazo de la militarización del espacio, contra la instalación del sistema de
"Defensa Nacional Antimisiles" en la República Checa y Polonia; por la creación de zonas
desnuclearizadas, por el fin de bases militares extranjeras;
. Por la promulgación efectiva de un sistema de seguridad y cooperación en Europa,
basado en los principios establecidos en el Acta Final de Helsinki;
. Por el fin de la ocupación de Irak y Afganistán y por la restitución de la soberanía a sus
pueblos respectivos;
. Por el establecimiento de un Estado palestino soberano, viable e independiente,
paralelamente con Israel, en los territorios ocupados en 1967, con Jerusalén oriental
como su capital, de conformidad con resoluciones de las Naciones Unidas;
. Por el apoyo a la reunificación de Chipre y su gente, por la solución de una Federación
bizonal y bicomunal según lo dispuesto en las resoluciones de la ONU y sobre la base de
los Acuerdos de Alto Nivel, el Derecho internacional y europeo. Por el apoyo a una
Llamamiento común para las Elecciones Europeas – Abril 2009 Página 5 de 6
solución por y para los chipriotas y la retirada de las tropas de ocupación turcas, que
llevará a la paz y a la estabilidad y a un futuro próspero común para todos los chipriotas;
. Por la reforma y democratización de la organización de las Naciones Unidas, como foro
esencial de cooperación internacional, valorando el papel de la Asamblea General y de
sus resoluciones, rechazando el predominio de la OTAN sobre la ONU en relación a los
temas de seguridad;
. Por el respeto de los principios de la Declaración Universal de Derechos Humanos,
incluidos todos los derechos civiles, políticos, económicos y sociales, el Pacto
Internacional sobre Derechos Civiles y Políticos y el Pacto Internacional sobre derechos
económicos, sociales y culturales;
. Por el desarrollo de unas relaciones económicas internacionales más justas y
equitativas, asegurando el acceso a la alimentación, el agua y la energía y la
preservación de esos recursos, la lucha contra la pobreza y las enfermedades, el rechazo
de las políticas que han llevado a la ruina y los dictados de las organizaciones
internacionales financieras y comerciales (Organización Mundial del Comercio, Fondo
Monetario Internacional, Banco Mundial);
. Por la aplicación efectiva del protocolo de Kioto sobre el medio ambiente, a pesar de sus
defectos, y por la aplicación de las decisiones adoptadas en varias cumbres organizadas
bajo los auspicios de la ONU;
. Por la cancelación de la deuda exterior de los países en vías de desarrollo y por políticas
de apoyo y solidaridad activas para esos pueblos, a saber asignando por lo menos del
0,7% del PIB como ayuda a estos países;
. Por la cancelación de los acuerdos de libre comercio promovidos por la UE, es decir, los
Acuerdos Económicos de Asociación, y por la promoción de una política de cooperación,
basada en la igualdad, especialmente con los países africanos y latinoamericanos;
CAMBIO DE RUMBO: ¡UNA EUROPA DIFERENTE DE COOPERACIÓN,
PROGRESO Y PAZ ES POSIBLE!
Hay una alternativa real a las políticas neoliberales y militaristas de la Unión Europea.
Los acontecimientos recientes exigen una reafirmación permanente de la posibilidad de una
Europa de l@s trabajador@s y pueblos, y del objetivo de crear nuevas sociedades, con justicia y
progreso social.
De Oriente Medio a América Latina, en todo el mundo los pueblos están luchando para ser los
protagonistas de su presente y de su futuro. La solidaridad es nuestra resistencia.
Las fuerzas políticas que suscriben este llamamiento reafirman que el momento del cambio
profundo ha llegado para que sean l@s trabajador@s y los pueblos, los hombres y mujeres de
Europa ‐ y no los mercados y las fuerzas económicas, las sociedades multinacionales y el capital
financiero ‐ los beneficiarios verdaderos de las políticas que se aplican en su nombre.
Otra Europa es posible a través de luchas más amplias y más fuertes, uniendo a todos aquellos
que en cada país rechazan las políticas dirigidas por los poderes neoliberales y militaristas, y que
desean trabajar conjuntamente por la transformación democrática de la sociedad y por una
alternativa a la sociedad capitalista.
Llamamiento común para las Elecciones Europeas – Abril 2009 Página 6 de 6
Otra Europa que respete los valores y los ideales de la juventud, expresados a través de sus
luchas por toda Europa; eso proveerá a la juventud de oportunidades para un futuro de
esperanza y de progreso. Una Europa que ofrecerá nuevas perspectivas para logros personales
y colectivos y un mundo pacífico para las nuevas generaciones.
Como partidos de izquierda, somos una parte integrante de este movimiento. Reafirmamos que
queremos actuar dentro y fuera del Parlamento Europeo, en cada lucha para construir otra
Europa.
Por lo tanto, estamos decididos a continuar y a desarrollar nuestra cooperación en el marco y la
base de la experiencia y el trabajo llevado a cabo en el Grupo Confederal de la Izquierda Unitaria
Europea/Izquierda Verde Nórdica (GUE/NGL), a la vez que respetamos las diferencias, las
especificidades nacionales y convergencias entre todas las fuerzas progresivas que constituyen la
diversidad del grupo, y deseamos actuar juntas con el fin de cambiar Europa, y trabajar por una
Europa de los pueblos, de la justicia, la solidaridad y la paz sociales.
Al suscribir a este llamamiento, nos comprometemos a defender estos objetivos y directrices, en
cada uno de nuestros países y a nivel europeo, en la campaña electoral europea de 2009 y
posteriormente, a través de nuestros respectivos miembros electos al Parlamento Europeo.


INICIATIVA INTERNACIONALISTA...


Web: http://www.iniciativainternacionalista.org/


Estamos asistiendo a la mayor crisis del capitalismo de los últimos ochenta años, y de nuevo los gobiernos de la Unión Europea quieren que paguen sus consecuencias los trabajadores y los sectores populares. En toda Europa, los despidos, los expedientes de regulación de empleo y la no renovación de contratos se convierten diariamente en el drama de millones de personas condenadas al paro, el desahucio y la miseria.

Los gobiernos europeos expolian el erario público para rescatar a los banqueros y ayudar a las grandes empresas, mientras el desempleo crece sin cesar. Es la Europa de las privatizaciones, del Plan Bolonia para mercantilizar la enseñanza superior, de la Directiva Bolkenstein o de la Directiva del Retorno contra los trabajadores inmigrantes, que alienta la xenofobia y el racismo.

La crisis actual, como no podía ser de otra manera, además de sus consecuencias económicas y sociales, está dando lugar a importantes transformaciones políticas, que se verán intensificadas en un futuro próximo.

En el caso del Estado español, la crisis, la global y la propia, están contribuyendo a dejar definitivamente al descubierto las carencias del Gobierno de Rodríguez Zapatero y del régimen borbónico surgido del llamado proceso de "transición": corrupción generalizada, uso de la represión legal o ilegal como forma recurrente de afrontar los conflictos sociales y políticos con los sectores populares, precariedad de los servicios sociales, colapso de los sistemas educativos...

Muy especialmente, afloran las gravísimas carencias democráticas de un régimen cuyo Jefe de Estado, Juan Carlos I, fue impuesto por Franco, régimen que, en consonancia con esta situación aberrante, es incapaz de elaborar una ley de la memoria histórica que reconozca la realidad de la resistencia antifascista de nuestros pueblos.

Existe una corriente involucionista, neofascista, impulsada por sectores poderosos del capitalismo español y su entramado institucional y mediático, que tiene dos caras: la "moderna", cuya expresión más significativa es la UpyD, y la ''tradicional'', cuya punta de lanza es la Conferencia Episcopal Española. Dicha corriente involucionista, con sus diversas expresiones, es la que en este momento está orientando la estrategia de fondo del bloque dominante español, incluido el Gobierno del Estado. Una estrategia que se materializa, entre otras cosas, en la alianza PP-PSOE para conseguir el gobierno vascongado con un objetivo claro: la españolización de ese territorio.

Al otro lado estamos las fuerzas soberanistas e independentistas de izquierdas, las fuerzas políticas de la izquierda estatal respetuosas con los derechos nacionales de los diversos pueblos oprimidos por el Estado español, así como importantes movimientos sociales y sindicales, entre los que destacan el movimiento antifascista; el movimiento contra la privatización de la sanidad, la educación y los servicios públicos; las luchas obreras contra los EREs y despidos; la lucha de los estudiantes contra el Plan Bolonia; los movimientos de mujeres... A su vez, algunos de estos movimientos sociales tienen una importante articulación nacional-popular, especialmente en los pueblos en donde el proceso político soberanista está más avanzado.

Consideramos que existe la suficiente capacidad como para orientar en un sentido anticapitalista y democrático ese deseo cada vez mas extendido de cambio radical, aunque hoy por hoy dicha capacidad tenga un desarrollo desigual en nuestras respectivas naciones.

Partiendo de esta valoración, impulsamos este manifiesto, cuyos ejes básicos son:

* Justicia social. Que la crisis la paguen quienes la han provocado: los capitalistas. El capitalismo español tiene unos rasgos especialmente agresivos, como la tremenda precariedad laboral, causa de la mayor tasa de paro y de empleo eventual de la UE. Y ahora la pretensión del sistema es dar una vuelta de tuerca más en lo relativo a la explotación y a los recortes sociales.Las gentes que apoyamos este manifiesto nos comprometemos a impulsar la movilización para frenar tales propósitos, exigiendo un plan de rescate de los trabajadores, sin temor a proponer para ello medidas anticapitalistas.
* Libertades democráticas plenas. Estamos comprobando cómo, paso a paso, se van recortado los ya de por sí limitados derechos civiles existentes, tales como el derecho a la no discriminación por razones ideológicas, de lengua y cultura, de edad o de género. El derecho a la libre expresión, el derecho a no ser represaliado, torturado o procesado por las propias ideas. El derecho a votar y ser votado. El Estado español no respeta la soberanía de las diversas naciones bajo su jurisdicción ni del conjunto de los pueblos. Existe un entramado jurídico- político creado en la transición que ha convertido al Estado en una cárcel de pueblos y de gentes, así como en un pozo de corrupción.
* No a la discriminación de género. Pero no como un mero enunciado formal y vacío de contenido, sino como una exigencia normativa, jurídica y práctica que posibilite realmente el fin de la discriminación. Lo cual incluye, entre otras cosas, el derecho y la posibilidad real de control de las mujeres sobre su cuerpo, su sexualidad y su capacidad reproductiva.
* Derechos políticos. Reivindicamos los derechos negados por el régimen actual, entre los que hay que destacar el derecho de todos los pueblos a decidir de forma soberana su futuro, y no como un hecho aislado sino como un derecho permanente, es decir el derecho de autodeterminación. El derecho de cada pueblo a decidir su forma de gobierno y a la normalización de su lengua y su cultura nacionales.
* Contra la Europa del capital. Estamos en contra de la Europa del capital y a favor de la Europa de los pueblos. Estamos en contra de la OTAN como expresión militar del imperialismo y, por tanto, exigimos la retirada del Estado español de dicha alianza militar. Estamos en contra de la especulación y el deterioro del medio ambiente. Estamos por la defensa de la soberanía alimentaria y de lo colectivo frente a lo privado.

Apoyamos los procesos soberanistas que se dan a nivel europeo, y asimismo expresamos nuestra solidaridad con los procesos de articulación patrióticos, antiimperialistas y de justicia social que tienen lugar en Latinoámerica, así como con los frentes de resistencia en Oriente Medio, y muy especialmente con la heroica lucha del pueblo Palestino. Desde una ferviente vocación internacionalista, apoyamos las luchas de todos los pueblos del mundo por su libertad y su dignidad.

Comisión promotora de la candidatura a Parlamento Europeo ''Iniciativa Internacionalista''

15 de abril de 2009


IZQUIERDA ANTICAPITALISTA...



Web: http://www.anticapitalistas.org/

Para Izquierda Anticapitalista la crisis actual no es sólo una crisis financiera, inmobiliaria o del neoliberalismo: es también, y sobre todo, una crisis del capitalismo que, con su búsqueda insaciable de ganancias mediante una mayor explotación de la clase trabajadora, un reparto desigual de los trabajos de reproducción social y cuidados-generalmente asumidos por mujeres- y la apropiación, mercantilización y depredación creciente de espacios y bienes comunes de la humanidad y del planeta, ha conducido a un mundo y a unas sociedades cada vez más injustas e insostenibles.

Es, por tanto, el sistema entero –y el “modelo civilizatorio” que ha fomentado- el que no sirve y frente al que hay que construir alternativas si queremos evitar que esta crisis ponga en peligro definitivamente el futuro de la humanidad y del planeta entero. Porque nuestras vidas y el planeta valen más que sus beneficios.

Por eso, junto con el Foro Social Mundial de Belém, decimos: “No vamos a pagar la crisis, la crisis que la paguen los ricos". Para hacer frente a la crisis son necesarias alternativas anticapitalistas, antiracistas, antiimperialistas, feministas, ecologistas y socialistas”. Desde la firme convicción de que OTRO MUNDO ES POSIBLE y de que no debemos dejarnos engañar por las falsas soluciones que desde el G-20 se pretenden poner en marcha ni ceder al miedo y a la resignación, éstas son algunas de nuestras propuestas para responder a esta situación de emergencia global desde abajo y a la izquierda:

1- Frente a la socialización de las pérdidas, promovida por los gobiernos al servicio de los banqueros, los especuladores y los estafadores para luego volver a privatizar los beneficios, exigimos la expropiación de la banca y la creación de una banca pública bajo control social, con el fin de poner en marcha un sistema de préstamos ecosociales destinados a orientar la transición hacia otro modelo productivo al servicio de las necesidades básicas de la población. Contra el fraude fiscal, la economía criminal y la tendencia a convertir el planeta en un paraíso fiscal global, cierre inmediato de las filiales de bancos (como BBV y Santander) y multinacionales (como Telefónica) establecidas en los “paraísos fiscales” y supresión de los que existen dentro de la unión europea (Luxemburgo, Chipre, Malta, City de Londres...).

2- Frente al cambio climático y a la crisis energética, reapropiación pública del sector energético. Éste debe ser considerado como un servicio público planificado democráticamente, con el fin de emprender con urgencia el abandono progresivo de las energías no renovables y la transición hacia otro modo de producir, distribuir y consumir basado fundamentalmente en la energía solar. De inmediato, debería establecerse el compromiso de la ue para reducir las emisiones de gases de efecto invernadero en un 40 % para 2020 con respecto a los niveles de 1990 y la renuncia a la energía nuclear.

3- Frente a la nueva ofensiva patronal contra los trabajadores y trabajadoras a través de los EREs y los despidos masivos, prohibición de los despidos en las empresas con beneficios y exigencia del pago por los empresarios –con su patrimonio personal y familiar- de las deudas contraídas en los sectores en crisis. Reconversión de la industria militar y de sectores como el automóvil y la construcción, con garantía de empleo y sin disminución de salarios para todos y todas, bajo control social, con el fin de dedicarlos a producir bienes que satisfagan necesidades sociales y sean sostenibles ambientalmente. Salario mínimo de 1.200 euros y derecho a un ingreso social equivalente para todas las personas en paro. Frente a la Directiva Europea de prolongación del tiempo de trabajo, reducción de la semana laboral a 35 horas y reparto equitativo de los cuidados. supresión de las etts y creación de un servicio público de empleo. jubilación a los 60 años.

4- Frente al racismo institucional con el que las administraciones públicas criminalizan a la población trabajadora inmigrante, derogación de la directiva europea de “retorno”, cierre de los CIEs, derogación de la Ley de Extranjería, despenalización del “top manta” y defensa del derecho a la hospitalidad con las personas “sin papeles”. Cierre de los nuevos “muros de la vergüenza” en el Norte de Africa. Ningún ser humano es ilegal. derechos iguales para todas y todos.

5- Contra el fraude inmobiliario y las hipotecas basura, la vivienda es un derecho, no un negocio. expropiación de las viviendas vacías y creación de un parque público para alquiler social, no superior al 30 % del salario. ningún desahucio por impago de hipotecas de los hogares afectados por el fraude inmobiliario y el paro.

6- El agua, la tierra, la sanidad, la educación, la cultura son bienes y derechos comunes al servicio de una vida digna para todos y todas. Por unos servicios de propiedad y de gestión 100 % públicos, condición necesaria para su calidad social. paralización de los procesos de privatización de bienes y servicios públicos y retorno al sector público, bajo control social, de los ya privatizados. derogación de la ley 15/97. No al plan Bolonia: Por una Universidad Pública y de calidad al servicio de las necesidades sociales y no de la precarización de nuestras vidas. Por un sistema público universal de atención a la dependencia. Por una revisión profunda de la Política Agrícola Común de la UE para ponerla al servicio de aquéllos y aquéllas que trabajan la tierra y a favor de un mundo rural vivo. Por el derecho de los pueblos a la soberanía alimentaria. Fuera la agricultura y la alimentación de la OMC. No a los transgénicos. Por un trato digno a los animales: no a la tortura. Por una política cultural que garantice que los medios de comunicación públicos estén al servicio de la ciudadanía y que favorezca la creación artística desmercantilizada, el copyleft y los medios de comunicación alternativos.

7- La crisis está siendo aprovechada también por la derecha y los sectores más conservadores de la Iglesia católica y de otras religiones para atacar derechos y conquistas logradas por las mujeres y por todas aquellas personas que luchan contra el patriarcado y la “norma” heterosexual. Frente a la timorata reforma del gobierno de ZP, debemos exigir el reconocimiento del derecho de las mujeres a decidir libremente mediante la despenalización total del aborto a cargo de la red sanitaria pública. Contra la homofobia, el respeto a todas las opciones sexuales.

8- La globalización neoliberal del capitalismo ha ido acompañada también por un aumento constante de los gastos militares, una mayor militarización del planeta y una expansión de la OTAN como brazo armado de “Occidente” bajo el control estadounidense y con la implicación directa de la UE. En el contexto de la crisis actual, esa “Alianza” constituye una amenaza permanente frente a los pueblos que se rebelen frente a su nuevo “desorden”. Por eso habrá que seguir luchando por la disolución de la OTAN e, inmediatamente, exigir la retirada de las tropas de la UE y de la OTAN de Afganistán y Líbano, el boicot al estado de Israel y el reconocimiento del derecho del pueblo palestino a vivir en paz y en su tierra.

9- Las respuestas a la crisis global exigen que la socialización de la riqueza y de los bienes comunes y la planificación democrática de la economía se basen también en la lucha contra la profesionalización de la política y la corrupción y a favor de otra democracia republicana y participativa mediante medidas como: derechos plenos de ciudadanía y de voto a los 16 años para todas las personas con residencia estable a partir de 3 años; la limitación de la permanencia en cualquier cargo público a no más de 2 mandatos, con salarios que no sean superiores al salario medio público; la derogación de leyes restrictivas de libertades básicas como la ley de partidos, y el reconocimiento del derecho de autodeterminación, incluida la independencia, de los pueblos del estado español.

10- La Unión Europea no sólo ha sido uno de los principales motores de las políticas que han conducido a esta crisis global sino que ahora pretende imponer de forma antidemocrática un Tratado de Lisboa que no es sino una nueva versión del Tratado Constitucional que fue rechazado por los pueblos francés y holandés. Las próximas elecciones europeas y la presidencia española durante el primer semestre de 2010 han de ser nuevas oportunidades para gritar bien alto que OTRA EUROPA ES POSIBLE: Derogación del tratado de Maastricht y del pacto de estabilidad y crecimiento. no al Tratado de Lisboa, que diseña una Europa al servicio de las empresas transnacionales y los banqueros por una europa basada en la armonización por arriba de los derechos y conquistas logrados y en la solidaridad con los pueblos del sur, que apoye sus intereses y decisiones soberanas en las instituciones internacionales, empezando por la abolición de la deuda externa de los pueblos empobrecidos.

www.anticapitalistas.org

europeas2009@anticapitalistas.org

PARTIDO COMUNISTA DE LOS PUEBLOS DE ESPAÑA...



Ante las elecciones europeas del 7 de junio de 2009, el PCPE plantea a la clase obrera y al conjunto de los sectores populares de los pueblos de España una propuesta política que se articula sobre seis ejes:

Democracia

Luchamos por la democracia frente a la dictadura del capital

La Unión Europea del capital y la guerra no es democrática. No puede haber verdadera democracia bajo el capitalismo, pues los intereses de los trabajadores y los pueblos no coinciden con los intereses del capital. No hay arreglo entre posiciones antagónicas, y esto lo saben bien los burócratas de Bruselas y los gestores del capitalismo en los distintos estados miembro.

En la Unión Europea se han dado y se dan múltiples situaciones en que la voluntad democrática de los pueblos se ve cercenada, como en el caso de Irlanda, donde el referéndum que dijo NO al Tratado de Lisboa será repetido a lo largo de 2009 para tratar de doblegar la voluntad del pueblo irlandés.

La Unión Europea plantea una campaña ideológica que trata por todas las vías de laminar aquellos planteamientos que supongan su puesta en duda o simplemente un cambio en el status quo. En el Estado Español se ilegalizan organizaciones políticas independentistas vascas, en la República Checa se ilegaliza a la Unión de la Juventud Comunista por defender el socialismo, en los países bálticos los partidos comunistas son directamente ilegales, se persigue a toda organización de liberación nacional de terceros países con la llamada “lista de organizaciones terroristas”, se aprueban en el Parlamento Europeo resoluciones equiparando comunismo y nazismo; y todo ello para lograr acallar las voces críticas, las que plantean una alternativa.

La Unión Europea y sus estructuras políticas no son democráticas porque no pueden serlo. El papel del Parlamento Europeo, supuesta sede de la soberanía popular, es el de comparsa de la institución intergubernamental que es el Consejo Europeo y el supuesto “gobierno” europeo que forma la Comisión Europea. No hay vinculación entre el Parlamento y estos órganos, los gobernantes europeos no se someten a ningún control parlamentario, ni siquiera al de los parlamentos burgueses estatales.

La Unión Europea es una expresión superior de la dictadura del capital. Ya no hace falta mantener la formalidad democrática para adoptar medidas antiobreras y antipopulares.

Frente a esta situación, los y las comunistas del PCPE rechazamos todo intento de criminalización de las ideas políticas y, concretamente, del comunismo. Nos oponemos firmemente a las ilegalizaciones de organizaciones populares, a

Trabajo

Defendemos el trabajo frente al capital

Las estructuras de la Unión Europea y los gobiernos de los países miembro siguen propugnando un incremento de la jornada laboral hasta las 65 horas semanales, plantean reestructurar el mercado laboral favoreciendo el despido libre y la pérdida de derechos de los trabajadores, ponen en tela de juicio el sistema entero de las relaciones laborales, en muchas ocasiones con el apoyo consciente de las cúpulas sindicales, profundizan en la pérdida de peso del trabajo frente al capital en el PIB, favorecen el dumping social y las deslocalizaciones, promueven la flexiseguridad como nueva forma de precariedad laboral. La Estrategia de Lisboa, el Tratado de Lisboa, la Constitución Europea, la elevación a nivel legal del capitalismo y la libre competencia, todo ello ha de ser combatido con la mayor firmeza y unidad por los sectores populares y la clase obrera.

Frente a esto, los y las comunistas del PCPE nos reafirmamos en nuestra defensa de los más amplios derechos laborales y sindicales para los trabajadores, la prohibición de las deslocalizaciones, la causalidad en el puesto de trabajo y la exigencia de las 35 horas semanales de jornada máxima para cualquier trabajador o trabajadora.

Justicia social

Luchamos por la justicia social frente a las elites y los privilegios

El pueblo trabajador y la clase obrera no pueden dejarse engañar ante una situación en la que, gradualmente, los sistemas públicos y universales de educación y sanidad están siendo desmontados, los servicios sociales y las pensiones están siendo privatizados y sometidos a los designios del mercado.

El desmontaje de lo que queda del llamado “Estado del bienestar” es un ataque directo a los trabajadores y trabajadoras, así como al conjunto de los sectores populares. Los derechos sociales conquistados tras años de luchas del movimiento obrero y popular están siendo eliminados y convertidos en servicios a prestar por las empresas y regulados por el mercado.

El proceso de Bolonia, las fundaciones hospitalarias, la doble jornada legal del personal sanitario, la ley de dependencia que da preferencia a las empresas en la gestión de los servicios costeados con dinero público, todo ello son ejemplos de que se persigue el objetivo final de NO DEJAR NINGÚN ESPACIO VEDADO A LA VORACIDAD DEL CAPITAL.

Frente a esto, los y las comunistas del PCPE planteamos que la existencia de sistemas de sanidad y educación públicos, universales y gratuitos, no son quimeras, que la reversión de todo servicio público privatizado, bien en la gestión, bien en la financiación, es posible si hay lucha y resistencia de la gente a las medidas privatizadoras, que la paralización de la reforma educativa amparada en el proceso de Bolonia y la recuperación del control y gestión de los recursos sociales, económicos y naturales para ponerlos a disposición del pueblo trabajador son objetivos viables, siempre y cuando la mayoría social, la mayoría que genera la riqueza, plantee su voluntad de resistencia, su voluntad de romper las cadenas que la Unión Europea y el capitalismo nos han impuesto a los pueblos.

Solidaridad

Practicamos la solidaridad frente a la Europa de los muros

El capitalismo europeo, al igual que el norteamericano, es especialista en el saqueo de otros países, reeditando el colonialismo de otros siglos. En el caso concreto de los países miembros de la Unión Europea, la necesidad de obtener recursos de otros países se incrementa por la ausencia de suficientes recursos naturales en el propio territorio y a la voracidad de la maquinaria capitalista, despilfarradora y autodestructiva.

El sostenimiento del nivel de crecimiento económico del sistema capitalista en Europa exige el sometimiento de países enteros y la entrega de sus recursos naturales, impidiéndose por tanto el desarrollo económico de estos pueblos. A nadie le puede extrañar entonces que haya una enorme cantidad de trabajadores y trabajadoras que optan por arriesgar la vida, abandonar esos países y tratar de llegar a los países europeos, donde resulta que son criminalizados, encarcelados y, finalmente, expulsados, si han logrado llegar con vida.

La idea de la Europa fortaleza, que reprime y encarcela a quienes salen de sus países, asolados y saqueados por el capitalismo europeo y norteamericano buscando trabajo y dignidad, debe ser destruida. Frente a las directivas xenófobas y racistas, como la directiva de retorno, frente a los centros de internamiento y las cárceles para inmigrantes, planteamos el reconocimento de plenos derechos para quien viva y trabaje en cualquier país europeo. Rechazamos el Tratado de Schengen y demás medidas para impedir el tránsito entre países de la UE y luchamos por la libre circulación de trabajadores.

En una situación de crisis como la actual, combinada con la voluntad de acabar con los servicios públicos, combatimos todo intento de culpar a los trabajadores y trabajadoras inmigrantes de la crisis, todo intento racista de establecer preferencias o prioridades entre nacionales y extranjeros, así como la utilización manipuladora de las cifras económicas de los servicios públicos.

Internacionalismo

Defendemos el internacionalismo proletario frente a guerra imperialista

La Unión Europea actúa internacionalmente defendiendo sus intereses económicos. El papel de la UE en América Latina busca ganar posiciones ante el retroceso de EEUU en la zona, pretendiendo dar una imagen distinta, tiñendo de cooperación lo que no es más que neocolonialismo y paternalismo. Se pretende garantizar un “espacio de seguridad” en el Mediterráneo mediante la Unión Mediterránea (UM), a cambio de beneficios para los países que utilizan como moneda de cambio y mecanismo de presión el sufrimiento de miles de inmigrantes africanos y de otras zonas.

Los intereses económicos de la UE en el mundo actual se extienden a gran parte del mundo, no sólo a sus zonas limítrofes. Los contingentes militares europeos en Afganistán, Somalia, Irak, Líbano, Haití, Congo, etc., garantizan el saqueo y el expolio cometido por empresas europeas en esos países.

Los y las comunistas del PCPE hablamos de internacionalismo proletario, y lo ponemos en práctica. Nos oponemos a toda aventura militar en el extranjero bajo cualquier paraguas (UE, OTAN, OSCE u otros), nos oponemos a toda práctica neocolonial de saqueo, defendemos ante todo y ante todos el derecho de todo pueblo a establecer sus relaciones económicas en beneficio propio, a establecer su propio camino de desarrollo sin necesidad de contar con la aprobación de la UE o de EEUU.

Luchamos, por tanto, contra la posición común de la UE frente a la República de Cuba, contra los intentos de desestabilización de las democracias antiimperialistas de América Latina, así como contra la posición ambivalente y tibia de la UE frente al terrorismo sionista contra el pueblo palestino y el resto de pueblos de Oriente Medio.

Soberanía nacional

Defendemos la soberanía nacional frente a imperialismo

Ante la UE imperialista, sus políticas y su militarismo, proponemos la recuperación de la plena soberanía nacional, el ejercicio pleno del derecho de autodeterminación, que en el caso del Estado español implica también el ejercicio pleno del mismo por parte de los pueblos y naciones que forman parte del mismo, que implica la desvinculación de las instituciones imperialistas y capitalistas internacionales, de la propia UE y la OTAN.

Así, sólo así, sin vínculo ninguno con el imperialismo, podremos los pueblos y naciones de España forjar ese futuro republicano y socialista por el que lucha el PCPE, construyendo esa República Socialista de carácter Confederal donde podamos, ejercitando libremente nuestro derecho a decidir, forjar las relaciones con el resto de pueblos hermanos del mundo en base al respeto, a la igualdad y al beneficio mutuo, en la senda del socialismo y el comunismo.

Trabajador, trabajadora, estudiante, pensionista, parado, autónomo, el 7 de junio tienes la opción de decir NO a las cadenas que nos impone la Unión Europea. Vota PCPE y estarás votando por:

-Trabajo fijo decente con plenos derechos laborales con aumentos reales de los salarios y las pensiones.

-Que los pueblos sean los dueños de los recursos de riqueza y de los sectores estratégicos de las economías de sus respectivos países.

-Sistemas públicos y gratuitos de salud y seguridad social. Por la rebaja de la edad de jubilación e incrementos reales en las pensiones. Por una educación mejor, unificada y pública para todos.

-Plenos derechos para los trabajadores inmigrantes.

-Apoyo al pequeño y mediano campesino y seguridad alimentaria. Por la protección real del medio ambiente, que se sacrifica en beneficio del gran capital.

-Derecho de todo pueblo a elegir su propia vía de desarrollo. Este derecho incluye el derecho de desvinculación de las múltiples ataduras con la UE y la OTAN, así como la opción socialista y el reconocimiento del derecho de autodeterminación de los pueblos de España.

-Paz, retirada de todas las bases de EEUU-OTAN y desmantelamiento de la OTAN. Contra el “Partenariado por la Paz” y el Euroejército. Ninguna participación en guerras e intervenciones imperialistas.

-Solidaridad con todos los pueblos que luchan. Por un estado palestino independiente con capital en Jerusalén. Por la defensa de Cuba Socialista y la abolición de la posición común de la UE hacia la misma.



lunes, 23 de marzo de 2009

Robin Hood no ha muerto, vive en la persona de Enric Duran

Entrevista grabada antes de cometer la acción de estafar a los estafadores...digo a los bancos y dar todo ese dinero a organizaciones sociales y a la distribución gratuita de la publicación "Crisis" donde se explica pedagógicamente cómo funciona el sistema capitalista en esta fase neoliberal donde es el poder financiero quien controla la economía.

Enric ha sido detenido reciéntemente en Barcelona (mientras participaba en unas charlas contra el Plan de Bolonia en la Universidad) y llevado a prisión SIN fianza, para más información: http://www.17-s.info/es/category/procesenric/procesenric







Los medios burgueses, entrevistan a Enric Duran el 15 de noviembre de 2008 (poco después de hacer la acción)...



Documental en català sobre la acción de Enric con subtítulos en inglés...







Fragmento del programa burgués de la TV3 "Als matins de la TV3" (en català) sobre la acción de Enric...



En el citado programa, el juez burgués Jorge Navarro, "experto" penalista, afirma que lo más probable sea que no vaya a la cárcel por ese delito, pero lo cierto es que Enric está ya en la prisión SIN FIANZA a la espera que se produzca el juicio (Lo cual puede demorarse 2 años). Me parece que ellos lo tienen bastante claro...

¿y tú?

Ayudemos a que Enric salga de prisión, aprovechemos esta valiente acción para replantear en la sociedad el sistema actual y desenmascarar la tremenda injusticia en la que estos ladro...digo bancos nos obligan a vivir, democráticamente claro.